Classe 3 C
Prof.Giovanna Bernardini
18
/ 10 / 99
.
Durante quest’anno scolastico ci occuperemo del Rinascimento.
Si tratta di un argomento di studio molto importante per tutte le culture
europee, ma in particolare per noi italiani in quanto, nella nostra penisola, il
Rinascimento ha dato frutti più vistosi che altrove, ed ha lasciato un’impronta
culturale più evidente. Basta, una semplice passeggiata per le strade di Roma o
di Firenze per rendersi conto, di quanto il Rinascimento abbia contribuito a
configurare l’aspetto delle nostre città in modo evidente ancora oggi.
Trattandosi di un fenomeno così vasto con delle implicazioni e con delle
conseguenze così profonde e di lunga durata, ne abbiamo studiato un tema
particolare perché, diversamente, sarebbe stato impensabile produrre dei
risultati apprezzabili nell’arco di un solo anno.
Il tema che abbiamo approfondito è quello dell’immagine della natura; si
trattava, in altri termini di esaminare il modo in cui filosofi, letterati,
scienziati ed artisti hanno costruito la loro visione del mondo naturale
circostante.
Ovviamente abbiamo dovuto scegliere alcuni autori non potendo studiare l’intera
produzione dell’epoca, che è vastissima e quindi accessibile soltanto agli
studiosi di settore.
La nostra riflessione è cominciata dal termine “Natura”, infatti, abbiamo capito
che questa parola può essere intesa in modi assai diversi e può subire
estensioni o restrizioni di significato a seconda dei diversi periodi e delle
diverse culture. Inoltre, parlando di natura siamo stati sospinti dalla stessa,
discussione ad affrontare il tema delle origini ed abbiamo visto che si tratta
di una questione che ha un interesse filosofico perché nella storia del pensiero
si sono affrontate due tendenze fondamentali: quella creazionistica, che
sostiene l’origine divina del cosmo e quella che attribuisce alle stesse forze
naturali la formazione di tutto ciò che ci circonda.
Prima di iniziare lo studio vero e proprio degli autori, in classe, abbiamo
discusso a lungo sul significato che ha oggi per noi la parola natura, sulla sua
estensione; insomma abbiamo cercato, guidati dall’insegnante, di costruire un
nostro percorso per precisare le idee in modo da affrontare l’esame degli autori
rinascimentali avendo ben chiaro, cosa fosse per noi l’argomento di cui ci
stiamo occupando. Pertanto abbiamo dedicato attenzione ad analizzare il
significato che per noi ha questa parola e ci siamo accorti che non è per nulla
scontata, che può essere intesa in più modi, più ampi o più
ristretti.
Anche
dalla discussione in classe sono emerse sostanzialmente due idee: alcuni ragazzi
sostenevano quella della creazione divina, altri quella che il mondo si è
formato ed evoluto per dinamiche autonome, cioè in base a leggi fisiche. Molti
di noi hanno distinto fra artificiale e naturale dicendo che possiamo
considerare appartenente alla natura tutto ciò che essa produce mentre le
sarebbe estraneo ciò che viene creato, appunto artificialmente, dall’uomo.
In un secondo momento ci siamo resi conto che è una separazione un po’ rigida
perché considerando naturale solo ciò che nasce spontaneamente dovevamo
escludere da questo ambito tutta una serie di prodotti i quali peraltro davvero
non si potevano considerare artificiali. Come considerare ad esempio gli innesti
delle piante? Paradossalmente, per contro, come dovremmo considerare il nido di
un uccello?
Nella nostra mente quindi il concetto di natura si è allargato.
A questo stadio della nostra riflessione siamo inclini a pensare che debba
essere considerato naturale tutto ciò che non ha un impatto negativo sulla
natura anche se proviene dalla mano dell’uomo come suo prodotto, in quanto
comunque l’uomo operi, usa pur sempre elementi fisicochimici. L’importante è che
le creazioni umane non vengano utilizzate in modo da poter mettere a repentaglio
l’esistenza della natura stessa.
Abbiamo condotto il lavoro in questo modo perché l’idea dell’insegnante era
quella di guidarci ad analizzare un termine”natura” prima d’iniziare lo studio
storico vero e proprio.Siamo partiti da ciò che sapevamo per arricchire
progressivamente le nostre idee e le nostre conoscenze mediante il confronto con
il passato. Insomma abbiamo cercato di evitare la lezione tradizionale basata
semplicemente sulla spiegazione e sulla memorizzazione da parte nostra.
29 - 30 / 11 / 99.
Come abbiamo già detto, all’interno del PEE ci stiamo occupando della
concezione della natura nel Rinascimento e pertanto nello svolgimento del
programma di filosofia e di storia prestiamo un’attenzione particolare agli
argomenti che ci possono aiutare a chiarire questa tematica in particolare al
naturalismo. Dopo aver riflettuto sul significato che ha per noi la natura si è
imposta una considerazione: gli autori rinascimentali fossero filosofi,
letterati o artisti si trovavano di fronte un mondo diverso dal nostro.
Un fatto che ci ha colpito fin dal primo esame della concezione rinascimentale
della natura, e che emerge in maniera particolarmente evidente nell’arte del
periodo, è che l’uomo e l’ambiente sono visti, come dice Andrea Casini come
un’unica cosa; in altri termini c’è una sorta di fusione tra gli uomini e la
natura. Questa concezione non era possibile nel Medioevo perché allora si
tendeva a svalutare la vita terrena. Ci sembra però che, per motivi opposti, non
sia possibile neppure oggi perché l’uomo ha nei confronti dell’ambiente un
atteggiamento tutt’altro che amichevole.
La natura che osservavano Botticelli o Leonardo era ancora incontaminata mentre
oggi vediamo che spesso essa è degradata, offesa dall’inquinamento e da uno
sfruttamento incontrollato. Quindi per noi vedere immagini come quelle che ci
propongono Giorgione e Botticelli ed altri si tinge un po’ di nostalgia perché
in quei dipinti, come nelle teorie dei filosofi del tempo, s’intravede una
natura come la vorremmo e come non è più.
È con questa idea che ci siamo confrontati con l’interpretazione di un dipinto
rinascimentale a prevalente componente naturalistica: l’insegnante ci ha chiesto
di scegliere un quadro, di “leggerlo”e di commentarlo in base alle nostre
conoscenze e alla nostra sensibilità, tenendo presente anche l’esperienza del
momento in cui viviamo.
Questo è stato il nostro primo approccio all’argomento di cui ci stiamo
occupando e quindi ci sembra importante rendere conto dei risultati che abbiamo
raggiunto.
Molti di noi hanno scelto di esaminare la celeberrima “Primavera” di Sandro
Botticelli.
Dapprima abbiamo registrato le impressioni che la visione di questo dipinto ha
suscitato in noi: solo in un secondo momento ci siamo soffermati sulle
informazioni storico artistiche questo perché l’insegnante voleva che in prima
battuta emergesse il nostro modo di guardare il quadro.
L’impressione iniziale per tutti è stata quella dell’armonia.Tutti noi siamo
rimasti sorpresi dal senso di serenità che il quadro comunica tanto che qualcuno
ha immaginato la scena accompagnata da una musica rinascimentale (Nicola Testi);
l’immagine, infatti, si associa all’idea della danza, del movimento, e l’unica
figura che appare perplessa, immersa nei suoi pensieri, è Mercurio il quale
volge verso l’alto il “caduceo”. Questa figura inizialmente ci ha sorpresi,
proprio per la sua apparenza meditativa. Pertanto ci siamo soffermati su di essa
per comprenderne il significato. Ci siamo interessati al tema della
contemplazione del divino che era presente nella filosofia neoplatonica, al
tempo in auge a Firenze, e che fu abbracciata da Botticelli. C’è sembrato allora
che la figura di Mercurio si potesse interpretare proprio in relazione a quel
tipo di cultura.Merita a proposito fornire qualche accenno a questa tematica in
quanto strettamente attinente al tema del quale ci stiamo occupando.
Il neoplatonismo è una corrente filosofica che caratterizzò il Rinascimento la
quale deriva oltre che da Platone anche da Porfirio, Proclo, e Plotino. Essa
sostiene che tutta la natura risente, perché ne è investita, della luce divina.
Pertanto tutte le produzioni naturali sono accomunate da un medesimo afflato.
Secondo il neoplatonismo inoltre l’uomo si configura - come diceva Marsilio
Ficino - “copula mundi” cioè come anello di congiunzione tra il terreno e il
divino. Egli è legato sia alla sfera materiale sia a quella trascendente: è
quindi una creatura eletta in quanto può gioire di entrambe le dimensioni.
Botticelli si inserisce con la sua opera in questo contesto: è utile a proposito
fornire qualche notizia biografica: Sandro Filipepi detto il Botticelli nacque a
Firenze nel 1445 e morì nel 1510, fu allievo di Filippo Lippi e subì l’influenza
del Pollaio e del Verrocchio, fu protetto da Lorenzo il Magnifico e frequentò la
migliore società culturale del suo tempo. Firenze fu la sua patria non soltanto
perché gli diede i natali, ma anche perché gli fornì l’humus culturale più
idoneo a sviluppare in lui la naturale propensione verso la ricerca dell’armonia
e dell’equilibrio nelle forme e nell’accostamento dei colori.
20/12/99
In quegli anni a Firenze era viva ,come già si è detto, la cultura neoplatonica,
ispirata come sappiamo all’idea cosmo e dell’armonia e interessata a studiare le
manifestazioni in tutti i prodotti e le creature che lo compongono.Tale corrente
di pensiero vedeva nell’arte il mezzo più efficace per rappresentare quel mondo
ideale, perfetto, spirituale e felice che nella realtà quotidiana non si poteva
realizzare pienamente. Il neoplatonismo comportava quindi una sorta di rimpianto
per l’armonia perduta il quale implicava a sua volta il riferimento alla cultura
classica antica che è ben evidente anche nei soggetti mitologici dei dipinti di
Botticelli.
Botticelli si allontanò da Firenze soltanto nel 1481-82 per recarsi a Roma
chiamato per realizzare gli affreschi della Cappella Sistina, da questo periodo
fino alla morte di Lorenzo il Magnifico, suo protettore, Botticelli compose
opere memorabili ,ma con l’avvento del Savonarola che condannò le opere di
carattere profano, egli cadde in una profonda crisi spirituale che lo portò a
realizzare dipinti i quali rivelano una profonda inquietudine e la crisi della
sua identità d’artista. Ma per tornare alla nostra lettura della “Primavera”
,abbiamo osservato anche quanto segue: oltre al, senso di armonia molti ragazzi,
ma in particolare Sara Bertanelli, hanno sottolineato il senso di felicità e di
spensieratezza e hanno attribuito questo fatto al contesto nel quale i
personaggi sono collocati , un magnifico giardino fiorito con lo sfondo di
alberi d’arancio che si staglia su un cielo di un tipico azzurro primaverile.
La gioia sarebbe inoltre connessa al senso della rinascita, a quel sentimento
col quale si annuncia l’arrivo della primavera, stagione che simbolicamente
associata all’idea della giovinezza.
Qualcuno di noi a proposito ha ricordato i notissimi versi di Lorenzo il
Magnifico.
Quant’è bella giovinezza
che ti sfugge tuttavia
chi vuol esser lieto sia
di doman non c’è certezza.
La nostra mente è andata a quei versi anche perché le figure che appaiono nel
quadro sono giovani e per così dire illuminate dalla loro giovinezza. La
bellezza non è un caso è un altro tema di ascendenza platonica, infatti, come
abbiamo visto studiando i dialoghi di Platone il “Convito” e il “Fedro” l’anima
elevata cerca la bellezza questo argomento è poi filtrato nei filosofi
neoplatonici non è quindi sorprendente ritrovarsela in Botticelli.
Del resto nei platonici l’idea della bellezza è collegata con quella dell’amore
e nella “Primavera” compare l’immagine di Cupido.
27/01/2000
Alcuni compagni hanno sottolineato il tema dell’eleganza relativo soprattutto
alla composizione delle figure, basti in proposito pensare alla raffinatezza con
la quale si compone il gioco di danza delle tre grazie. Altri alunni, tra i
quali Maria Donato ,si sono soffermati sull’attenzione dedicata da Botticelli ai
particolari: l’adesione al naturalismo di Botticelli si registra anche da questa
attenzione al dettaglio eppure quella che risulta è una realtà trasfigurata,
idealizzata: l’artista mostra un gusto attento all’osservazione della natura
benché essa assuma un sapore di perfezione che ci trasporta in una dimensione
ideale. Si tratta, sempre per Maria Donato ,di una volontà d’interpretare in
quanto l’autore non si accontenta di copiare fedelmente la natura: egli vuole
piuttosto reinventarla attraverso una trasfigurazione operata dalla propria
sensibilità. Dopo aver registrato tutti questi elementi, della serenità ,
dell’armonia , dell’eleganza ,siamo stati portati ad evidenziare anche
un‘alternativa: su tutto il quadro aleggia un che di nostalgico il quale da
principio ci è apparso quasi contraddittorio ma che poi ci siamo spiegati nel
modo seguente: è proprio dall’amore per la vita che scaturisce una sorta di
nostalgia dovuta alla consapevolezza della sua caducità. In altri termini dire
sì alla vita significa anche provare rimpianto perché essa , “ti sfugge
tuttavia”.
03/02/2000
Un’altra opera sulla quale ci siamo soffermati è “La Tempesta” del Giorgione
.Questo autore nacque a Castelfranco Veneto nel 1478 e morì a Venezia nel 1510.
Si formò artisticamente nella bottega del Giambellino, come è noto ,infatti, era
tradizione dell’epoca che i giovani pittori andassero presso le botteghe d’arte
di artisti gia affermati per raffinare le proprie abilità. È il caso così di
Leonardo che studiò presso il Verrocchio. Spesso le botteghe provvedevano
anche al vitto e all’alloggio dei giovani ,configurandosi in tal modo come un
vero e proprio collegio. In questo modo si formavano delle scuole in cui da
prima gli allievi si familiarizzavano con il linguaggio pittorico del maestro
per poi formare il proprio.In seguito alcuni discepoli emergevano addirittura
superando il maestro. Ma per tornare a Giorgione occorre aggiungere che fu un
uomo di vasta cultura, che intrattenne rapporti di scambio intellettuale con i
circoli umanistici del suo tempo.In questo senso egli si configura in linea di
continuità con i maggiori artisti del periodo i quali svilupparono competenze
letterarie e filosofiche oltre che pittoriche coerentemente con la concezione
della cultura del periodo rinascimentale la quale concepiva il sapere a tutto
tondo ed il sapiente come persona che possedesse una formazione tale da spaziare
su più campi; per citare ancora una volta Leonardo, egli fu il paradigma di quel
tipo di intellettuale.
Rispetto agli autori del suo tempo ,Giorgione che ottenne una fama altissima
,presenta però una caratteristica singolare: gli commissionavano opere
soprattutto i privati, mentre in genere gli artisti veneti lavoravano in
prevalenza per la Chiesa.
28/02/2000
“La Tempesta” è un quadro che ha colpito molti di noi (Michele Faiman, Veronica
Giacché, Francesca Particelli e Luca Frediani) per il suo impatto enigmatico. Su
quest’opera si è scritto tanto, ma per molti aspetti essa rimane un punto
interrogativo della storia dell’arte. Infatti, il significato del quadro è
ancora misterioso: una delle ipotesi che ci forniscono i critici è che si tratti
della cacciata dal paradiso terrestre. Sinceramente anche i personaggi sono
affascinanti proprio perché sorprendono. La prima domanda che è sorta in noi è
la seguente:<< Ma quale significato può avere una donna che allatta un bambino
in un prato un attimo prima di un temporale e perché il pittore colloca poco
distante da lei l’uomo vestito di bianco e di rosso?>> Sono domande le quali,
come abbiamo detto, non hanno una risposta sicura.
Da un certo punto di vista ciò aggiunge interesse all’opera e,in ultima analisi,
ognuno può trovare spunti di analisi e di interpretazione personale.
06/03/2000
Anche in questo quadro il tema che ci ha appassionato di più è quello della
natura e su questo argomento ci siamo particolarmente soffermati nell’esame
dell’opera. Abbiamo notato che con la tecnica pittorica di Giorgione si
stendevano i colori direttamente sulla tela senza il disegno sottostante.Ciò
offriva molte potenzialità tonali cosicché i colori sembrano essere legati dalla
loro reazione alla luce. Le forme sembrano immerse in un’atmosfera che rende la
luce quasi tangibile dando loro una profondità realistica nella quale l’uomo è
immerso con un senso di appartenenza .In questo modo Giorgione anticipa ogni
futuro naturalismo pittorico.
In particolare abbiamo osservato che il bruno della terra è in primo piano,
salendo si passa in una tonalità più chiara e intensa per sfumare in un tono di
verde ancora tendente al marrone.Questo trapassa a sua volta nel verde più
intenso dei fili d’erba i quali danno l’illusione della profondità spaziale
proprio grazie alla prospettiva cromatica . In sintesi abbiamo apprezzato molto
questi giochi di luce che emergono dal quadro in cui le forme e i colori
sembrano trovare dimensione e intensità proprio in base alla loro capacità di
assorbire o riflettere la luce.Si tratta ancora una volta di quella volontà di
descrivere la natura di cui abbiamo già parlato interpretandola come sintomo di
una particolare sensibilità verso la natura stessa.
09/03/2000
Un altro elemento che ci ha fatto riflettere nell’esame dell’opera di Giorgione
è il seguente: nonostante il titolo,”La Tempesta”appunto, la natura pare ferma e
serena, quieta e dalla tela emana una calma e una poetica malinconia che del
resto è presente anche in altre opere di quest’autore.
Questo sentimento nasce nello spettatore non tanto grazie ai protagonisti umani
quanto alla natura perché essi, la donna con il bambino e il giovane, sono
inseriti armonicamente nel paesaggio come se gli appartenessero. <<Ma da cosa
può nascere quel senso di calma al quale abbiamo accennato se il paesaggio
descrive i momenti che anticipano un temporale?>>
Come ha osservato Michele Faiman, le nubi all’orizzonte, e il lampo che
s’intravede, potrebbero dare un senso di oppressione. Ci sono però elementi che
agiscono in senso diverso e finiscono per essere vincenti: il fiume, i colori
chiari e luminosi che emergono dalle costruzioni sul fondo. Tutti questi
fattori, uniti al senso dell’immobilità, contribuiscono a creare una condizione
di composta attesa come se tutto fosse un attimo sospeso ad aspettare che un
grande evento della natura si compia e l’atmosfera può quindi risultare
tranquilla.
Nell’esame dell’opera, alcuni di noi hanno sottolineato l’attenzione del
Giorgione nell’evidenziare la forza della natura: essa avvolge l’uomo, ne
determina i sentimenti e le opere ed è più duratura di quest’ultime, infatti,
rinnova sempre le sue produzioni, come dimostrano i verdi rami del quadro mentre
le opere dell’uomo sono ridotte in rovina dalla forza del tempo.
In altri termini , sembrerebbe
che alla natura spetti l’eternità mentre alle opere dell’uomo l’inesorabile
distruzione causata dal tempo . Eppure anche l’uomo ha la sua forma di
continuità ed è rappresentata dal bambino. Non vorremmo fare una forzatura
all’opera né improvvisarci critici d’arte ma ci sembra che questo quadro così
complesso e misterioso possa sopportare anche questa nostra lettura alla quale
siamo stati sospinti dal modo stesso in cui abbiamo impostato la nostra ricerca
che studia l’immagine della natura nel Rinascimento, ma che ha prestato
attenzione anche all’opposizione fra naturale e artificiale.
Tornando per un istante all’opera : Giorgione , se la nostra lettura può essere
autorizzata ,sembra dire che le tempeste del tempo colpiscono le opere dell’uomo
e le travolgono , ma l’uomo come ente naturale e fisico rimane. Così come è
eterna la natura così finemente rappresentata nel quadro che abbiamo studiato.
20/03/2000.
La terza opera d’arte , che abbiamo studiato per trovarvi spunti di riflessione
riguardo alla concezione rinascimentale della natura è “La nascita di Venere” di
Sandro Botticelli .Com’è noto il dipinto è del 1485 e raffigura una scena
mitologica : la nascita di Venere . La leggenda ,come sappiamo, narra che la dea
sia nata dalla spuma del mare. Al centro del quadro la divinità compare su una
conchiglia che la guida a mò di navicella sospinta dal soffio dei venti Zeffiro
ad Aura verso la riva, dove l’attende con un velo fiorito una fanciulla (forse
una delle grazie). La dea ha i capelli mossi dal vento che assecondano il corpo
sinuoso accompagnandone morbidamente la forma. Il contesto è evidentemente
naturalistico, anzi potremmo dire che la natura non sia uno sfondo per le figure
umane, ma anch’essa protagonista: è cielo, è mare,è terra,è pianta, è
conchiglia. Tutti questi elementi ,insieme al tema mitologico indicano ancora
una volta gli spunti neoplatonici presenti nella concezione dell’arte del
Botticelli. Abbiamo visto, infatti, che il neoplatonismo rivaluta fortemente la
natura e tende ad idealizzarla come regno in cui si avverte un afflato
divino,così essa appare al contempo reale, perché descritta con gran minuzia di
particolari,e di sogno perché idealizzata.
L’ideale è ad esempio,la pioggia di rose che si può spiegare anche facendo
riferimento ad un dato mitologico:questi fiori non solo rappresentano un omaggio
alla bellezza divina di Afrodite ma indicano anche l’hieros gamos,le sacre nozze
fra cielo e terra e quindi l’amore fecondo suscitato dalla dea. I
greci,inoltre,indicavano nella rosa l’attributo di Venere. Narra,infatti,il mito
che dalla schiuma del mare,insieme alla divinità spuntò anche un ceppo spinoso
sul quale gli dei versarono mele facendo rifiorire delle rose bianche.
Un giorno Afrodite,correndo in aiuto di Adone ferito si punse con una spina e il
sangue che ne uscì tinse di rosso il fiore. (ricordiamo nella tradizione
cristiana si dice invece,che Maddalena piangendo la morte di Gesù fece scolorire
le rose).
Dell’abbinamento fra Afrodite e la rosa troviamo un riscontro letterario in
Gianbattista Marino:
Fama è che Citerea
col suo leggiadro Adone
ne l’acerba stagione
cacciando un dì correa,
quando a la vaga dea
spina nocente e cruda
punse del bianco piè la pianta ignuda.
Ne la bella ferita
la rosa allor s’intinse
e ‘l suo candor dipinse.
03/04/2000.
Le riflessioni che abbiamo
svolto sollecitati dalla visione di quadri sono state confermate dallo studio di
alcuni aspetti della filosofia rinascimentale.
In Leonardo Da Vinci per esempio abbiamo trovato un eguale amore per la natura
che è evidente nei suoi studi e nei suoi disegni preparatori a dipinti veri e
propri dove vediamo uno sforzo quasi ossessivo della fedele riproduzione della
natura nelle sue forme che in ultima analisi un processo di conoscenza rivolta
ad un oggetto di cui s’intravede l’infinita variabilità e potenza. L’uomo imita
la natura ne sfrutta le forze, l’utilizza a proprio vantaggio ,ma in Leonardo
rimane una passione poetica per tutte le forme e gli aspetti della natura, una
sorta di ammirata contemplazione. Dopo di lui anche in filosofia possiamo
parlare della stagione del naturalismo rinascimentale, con tre grandi autori:
Telesio, Bruno e Campanella con i quali già ci vengono presentati temi che
verranno sviluppati dalla rivoluzione scientifica seicentesca.
Una prova dell’interesse, dell’amore che nella cultura italiana esisteva per la
natura può essere anche la creazione ,abbastanza diffusa, degli orti botanici. È
probabile che in origine avessero anche un’utilità , ma è certo che poi si
svilupparono come conseguenza di una passione per l’ambiente nei suoi aspetti
vegetali. Burckhardt ne <<La civiltà del Rinascimento in Italia>> attribuisce
una certa importanza al collezionismo vegetale (e animale) per sviluppare le
conoscenze naturalistiche .Ci parla <<del magnifico giardino della villa medicea
di Careggi …… dipinto pressoché come un orto botanico ricco di innumerevoli
specie di alberi e piante >>.Egli parla poi << di una villa del cardinale
Triulzio nella campagna romana non lungi da Tivoli , dove vi erano siepi di rose
d’ogni specie , alberi d’ogni sorta , piante fruttifere di tutte le possibili
varietà e un grande orto con venti specie di uve>>. L’autore sottolinea inoltre
l’amore per gli animali da cui si sviluppò l’uso pratico della zoologia. L’idea
di Burckhardt è che nella cultura italiana vi fosse una tendenza verso
l’empirismo.
Se quindi,in pittura, ci troviamo di fronte ad una natura idealizzata , in
filosofia,al contrario,dobbiamo sottolineare un’attenzione empirica per le
questioni naturali; eppure questo desiderio di aderire al vero è comunque
presente anche nelle descrizioni pittoriche in quanto i particolari,i singoli
tratti di opere, per fare un solo esempio , come “La Primavera” , nascono da un
bisogno di descrivere la realtà così com’è. È poi nella composizione degli
elementi che si raggiunge la trasfigurazione ideale.
10/04/2000.
Del resto questo argomento, quello della idealizzazione appunto, non è
presente soltanto in quello che concerne la natura ,ma anche per quanto attiene
la concezione della città. Leonardo stesso si occupò della città ideale. E da
questo punto di vista è interessante riferire un’osservazione di Eugenio Garin
il quale parlando di Leon Battista Alberti e di Leonardo scrive: << chi,
infatti, al di là dell’urbanistica e dell’architettura in genere, andasse
esaminando la concezione filosofica della natura presente in un Alberti come in
un Leonardo, troverebbe non poche analogie fra i due artisti, proprio nell’idea
comune di ??????di <<ragione seminali>>, di leggi matematiche immanenti, che
l’uomo scopre nel fondo dell’essere, onde innestare fra le cose naturali le
proprie opere, nuove ed originali, ma che devono trovare un aggancio nelle
necessità naturali e obbedire alla rete razionale del tutto esprimendola,
potenziandola.>> Garin si sofferma ancora sul concetto di città ideale
formulando un’idea che è molto pertinente al ragionamento che abbiamo già fatto
fino a questo momento:<< la ragione umana non è chiamata a lottare contro forze
naturali ed ostili; deve piuttosto coordinare attraverso una legislazione
universale entro la quale, e non contro, si esplica la stessa libera attività
umana. Uomo è natura, ragionamento e legge naturale si integrano reciprocamente;
e la città è, a un tempo, la città naturale e la città razionale: la città
costruita secondo ragione a misura umana, ma anche la città perfettamente
rispondente alla natura dell’uomo.>> Concludendo riferendoci ancora a Leonardo
,con un passaggio che sintetizza la concezione dell’arte, ma anche quella
dell’uomo e della natura, possiamo ancora affermare con Eugenio Garin <<l’opera
dell’artista è intesa come sintesi attiva di ogni sforzo umano, scienza e
tecnica, filosofia e poesia, conclusione di ogni problema intorno alla realtà.
Della natura non servo né strumento, non ministro né imitatore, il pittore
disputa e gareggia con la natura e n’è signore e Dio.>> A questo punto possiamo
capire perché descrizione e idealizzazione possono andare d’accordo. Ma essendo
partiti dal presente, al presente vorremmo tornare. Cosa può insegnarci l’aver
studiato alcuni aspetti della concezione rinascimentale della natura?
18/04/2000.
In Leonardo e in altri autori rinascimentali abbiamo trovato l’idea che l’uomo
con le armi della scienza e della tecnica possa utilizzare la natura a proprio
favore rendendola persino più bella e più forte di quello che è spontaneamente.
Ci è sembrato però che questo rapporto abbia il tono di un patto,vale a dire che nei confronti della natura non c’è prevaricazione ed essa continua ad essere amata,idealizzata,oggetto di una sorta di culto.
Ai nostri giorni le tecniche e tecnologie hanno portato ad uno sviluppo tele per cui nel rapporto con l’ambiente prevale l’aspetto dello sfruttamento e l’uomo più o meno consapevolmente,si rappresenta come essere staccato dall’ecosistema. Noi contemporanei siamo sempre più immersi in una cultura dell’artificiale ,mentre è sempre più difficile dare alla propria vita una scansione naturale. In un certo senso vita artificiale e consumismo sono il nostro nuovo Medioevo, osserva Linda Cafarelli,e come l’uomo rinascimentale ha abbandonato l’eccessiva e introversa proiezione verso il divino,riscoprendo le bellezze terrene che lo circondavano,così noi dovremmo avvertire il bisogno di una nuova alleanza con la natura.
Del resto, conclude Nicola Testi, se ciò non accadrà la natura prima o poi si ribellerà perché la stiamo sfruttando oltre ogni limite .
Anzi potremmo dire che già essa sta dando segnali in questo senso tanto da farci sospettare che la vita sul pianeta potrà continuare soltanto con notevoli correttivi al nostro modello di sviluppo, ma esso anche a prescindere dall’impatto ambientale, è comunque un sistema eticamente inaccettabile. In altri termini ,la nostra incuria nei confronti della natura è collegata ad un consumismo che scandalosamente ignora la fame e il sottosviluppo di una grande parte del mondo. Pensare all’umanesimo e al Rinascimento può allora fornire ancora una lezione, quella di ricordare la centralità dell’uomo.
Ad un’epoca come la nostra dove la dimensione dell’artificiale è prevalente su quella naturale e talvolta persino su quella umana .