In natura non esistono rifiuti: tutto nasce, cresce, muore trasformandosi sempre in qualcos´ altro  (vegetali - animali erbivori - animali carnivori - escrementi organici -vegetali)  in una numerosa serie di processi ciclici.

Anche l´ uomo, per migliaia di anni, sia da cacciatore-raccoglitore che da agricoltore si è inserito in questi cicli: alleva animali i cui escrementi servono per concimare i campi, si veste con lana, cotone o seta, naturalmente riproducibili, costruisce case e mobili con legno della zona a lui vicina.

Negli ultimi due secoli il sistema industriale ha rotto il ciclo, estraendo a ritmi sempre più rapidi materie prime non rinnovabili (minerali, combustibili, molti più alberi tagliati di quelli piantati, ecc.)  trasformandoli in merce che nella maggior parte, in tempi molto rapidi, per il 50% nei due giorni successivi all´ acquisto, diventeranno rifiuti.

Viviamo in una società complessa, nella quale produciamo e consumiamo in modo complesso, fino a generare un rifiuto a complessità merceologica crescente.

Ogni giorno centinaia di nuovi materiali e nuovi prodotti entrano sul mercato per divenire di lì a poco, rifiuto. E´ la logica dell´ usa e getta . Così l´ altra faccia dalla società dei consumi è la società dei rifiuti.

Ma  mescolare tutta questa grande quantità di rifiuti è molto pericoloso per l’ambiente in cui viviamo perché genera una massa composita di cui è molto difficile prevederne il comportamento una volta sottoposta a combustione o a processi fermentativi in una discarica. Al riguardo nessuno si sente in grado anche solo di ipotizzare, in modo adeguato, le possibili reazioni chimico-fisiche che si possono avere durante questi processi.