Fino al 1982 i rifiuti venivano gestiti solamente per il pericolo sanitario che potevano provocare, senza tenere in nessuna considerazione l´ aspetto ambientale, energetico ed economico.
Soltanto nel 1982, la legislazione italiana dà atto che la problematica dei rifiuti è complessa, invade diversi campi e interessi e può essere risolta soltanto se considerata nel suo insieme. Si assisteva già da tempo al fenomeno che alcuni materiali,
contenenti un valore commerciale residuo, venivano recuperati e riusati dall´ iniziativa privata sottraendoli al circuito dei rifiuti.
Materiali come ferro vecchio, stracci e vestiti usati, metalli non ferrosi, cartoni per lo più provenienti direttamente dalle attività produttive e non dal consumatore al dettaglio, sono stati oggetto di riuso da molto prima che la legge lo istituisse.
La legge italiana del 1987 " inventa" e definisce le cosiddette "Materie Prime Secondarie", (che sono materie prime usate una seconda volta nel processo produttivo). Apre così sul mercato un nuovo campo di attività ed occupazione, mediante la cosiddetta "Raccolta Differenziata" ed il conseguente riciclaggio dei "Rifiuti Solidi Urbani"(R.S.U.).U.)
Inoltre, preso atto del notevole costo dello smaltimento dei R.S.U., "scopre" che le frazioni di merce usata, se riciclabili, sottratte dal circuito prima che diventino rifiuti veri e propri, provocano una serie di benefici: si recupera quella parte di pregio ancora presente nel materiale separato, si riducono i costi dello smaltimento dei rifiuti ed infine si riduce l´ impatto ambientale.
Ma è la legge del 1997 ed il conseguente Piano Regionale Toscano di Gestione dei Rifiuti che ha permesso di affrontare il problema in maniera più razionale individuando degli obbiettivi prioritari quali la prevenzione, la riduzione, il reimpiego e il riciclaggio.
Grazie a questa legge si è assistito ad un continuo miglioramento, a tutti i livelli, nazionale e locale, dei risultati nelle varie raccolte differenziate.