I CARMINA BURANA E CARL ORFF

Nel 1936-37 per la prima volta i Carmina Burana furono orchestrati dal musicista tedesco Carl Orff ed ottennero una larga popolarità.

Ancor oggi sono noti universalmente ed amati anche da un pubblico non esperto, sono stati utilizzati come colonna sonora di film e documentari, che rappresentano la "barbarie" e il "primitivo".

I Carmina Burana sono stati giudicati dalla critica e dai cosiddetti musicisti impegnati con un certo sospetto e con scarsa obiettività perché Orff fu tra quegli intellettuali che non fuggirono dalla Germania nazista, ma che cercarono, in vari modi, di convivere col regime.

L’orchestrazione di Orff dà un forte ruolo alle percussioni. Si tratta di un’orchestra particolarmente potente, con tre strumenti per ogni famiglia di fiati, quattro corni, ampia batteria di percussioni e due pianoforti.

Il brano più celebre dei Carmina è quello intitolato O fortuna velut luna: vi è l’immagine della Fortuna, la dea che distribuisce i suoi doni ora agli uni, ora agli altri. Essa divenne nel Medio Evo il simbolo della fugacità dei beni terreni. La volubilità della sorte umana è qui paragonata alla luna con le sue continue variazioni.

In questo canto la ripetizione, tanto a lungo protratta ,della musica sempre identica a se stessa produce un accumulo di energia che poi esplode in un "martellatissimo" dei pianoforti. Alla fine, a significare la rabbia dell’uomo contro il fato, esplode la sonorità dell’intero organico, sottolineata da poderosi colpi di gong.

Tra i Carmina lusoria et potatoria il più noto è In taberna quando sumus :siamo in una bettola medievale, il coro maschile esegue un sillabato ben staccato, le percussioni enfatizzano la partitura, il ritmo è sincopato sino alla volata finale conclusa dalle gioiose grida dei goliardi.

Nel testo, quando si enumerano i brindisi, c’è forse una parodia delle preghiere del venerdi santo.

Il canto più significativo, all’interno dei Carmina amatoria, per comprendere il carattere profano di questa produzione, risulta certamente Ave formosissima : l’invocazione a Venere evoca ricordi di liturgia cristiana, come di litanie mariane.