La scuola pitagorica e sua successiva crisi
Il Pitagorismo ,primo fatto culturale dopo la scuola di Mileto, sorse anch'esso nella Ionia per trapiantarsi ben presto nella Magna Grecia, ove trovò un ambiente aperto alla sua diffusione. di Pitagora, fondatore di tale scuola, si sanno ben poche notizie:visse a Siamo intorno al 532 a.C., alcuni supponevano fosse figlio di un ricco cittadino, altri ritenevano fosse figlio del dio Apollo e che la sua dottrina gli fosse stata tramandata direttamente per bocca dalla sacerdotessa di Delfi Temistoclea. A quel tempo Siamo era governata dal tiranno Policrate, un vecchio malfattore che divenne immensamente ricco e che abbellì di prestigiose opere pubbliche Siamo. Quando Pitagora lasciò Siamo poichè non approvava pienamente il potere esercitato dal tiranno, si pensò che si fosse stabilito definitivamente a Crotone, nell'Italia meridionale. Qui fondò una scuola che ebbe una notevole influenza sulla situazione politica della città e che, essendo legata al partito aristocratico, era organizzata sulla base di regolamenti molto rigorosi, che tra l'altro esigevano dagli scolari un lungo periodo di tirocinio prima di essere ammessi ai segreti della setta. Alcune delle regole dell'ordine erano:
Astenersi dal cibo;
Non toccare un gallo bianco;
Non spezzare il pane;
Non scavalcare le travi ecc. ecc.
Il carattere politico della setta ne determinò la rovina. Contro il governo aristocratico nelle città greche dell'Italia meridionale,a cui i Pitagorici diedero pieno appoggio,si determinò un movimento democratico che provocò rivoluzioni e tumulti. I Pitagorici furono oggetto di persecuzioni: le sedi delle loro scuole vennero incendiate, essi stessi massacrati o fuggirono, e solo in seguito gli esiliati poterono ritornare in patria. E' probabile che Pitagora, proprio a causa di tali movimenti, fosse stato costretto a lasciare Crotone. Dearco racconta che, come Pitagora giunse in Italia e si stabilì a Crotone, i Crotoniati si sentirono tanto attratti da lui, che, dopo che egli si fu accattivato il senato con parecchi ed interessanti discorsi, i magistrati lo incaricarono di fare discorsi persuasori ai giovani,adatti alla loro età. Parlò anche ai fanciulli che si raccoglievano attorno a lui dopo la scuola, e quindi anche alle donne.
La dottrina del numero
Come riferisce Aristotele, i Pitagorici scorsero nel numero quel principio, o archè che, meglio di altri elementi naturali come l’aria o il fuoco, può spiegare le trasformazioni dei fenomeni naturali e l’essenza delle cose; essi sostenevano che nulla poteva essere compreso senza il numero: esso incarna l’armonia del tutto ed è il principio di saggezza dell’uomo. Per comprendere questa dottrina bisogna ricordare che i Pitagorici non distinguevano ancora tra aritmetica e geometria, da cui il termine "aritmogeometria". Essi concepivano l’unità come un’entità discreta e reale. Simbolicamente la raffiguravano con una pietruzza (in latino "calculus"); la serie di numeri si formava quindi con la combinazione di unità concrete dava luogo a figure geometriche: il numero 2 equivaleva ad una linea, il 3 ad un triangolo e il 4 ad una piramide a base triangolare e così via per comprendere tutte le figure solide e piane; il numero era pertanto concepito come una figura spaziale, ed è concepibile che i Pitagorici vedessero nei numeri l’essenza profonda e il modello di tutte le cose presenti in natura. I pitagorici consideravano l’uno come il principio generazionale di una serie di numeri. L’unità ha infatti in sé sia la natura del pari, sia quella del dispari: esso è pertanto "parimpari": aggiunto o sottratto a qualsiasi numero, esso diventa pari se era dispari o viceversa. Il numero 2 rappresentava la femmina, il 3 il maschio e il 5 (=2+3) simboleggiava il matrimonio. Il numero perfetto era considerato il 10 con cui si componeva un triangolo pressoché equilatero.
Il cosmo
Straordinariamente audaci e innovative furono la cosmologia e l’astronomia della scuola; i Pitagorici enumeravano i dieci corpi celesti fondamentali (9 conosciuti più l’antiterra che era visibile solo durante le eclissi); questa soluzione cercava di fornire una spiegazione razionale, matenatica al fenomeno dell’eclissi, liberandolo dalle tradizionali interpretazioni superstiziose. I corpi celesti sono in movimento intorno a un grande fuoco centrale; il geniale Filolao (noto esponente della scuola) ebbe l’audacia di concepire la Terra in movimento, sia di rotazione su se stessa, sia rispetto al fuoco centrale.
La dottrina della metempsicosi
La dottrina dei Pitagorici aveva essenzialmente carattere religioso. Pitagora si presenta come il depositario di una sapienza che gli è stata trasmessa dalla divinità;a questa sapienza i suoi scolari non potevano apportare nessuna modificazione, ma dovevano rimanere fedeli alla parola del maestro. Inoltre essi erano tenuti a conservare il segreto e perciò la scuola era avvolta di misteri e simboli che svelavano il significato della dottrina ai profani. la setta Pitagorica era influenzata dai misteri orfici, da cui ne trassero le credenze della metempsicosi, cioè la trasmigrazione dell'anima,dopo la morte, in corpi di animali o in altri uomini, e questo suppone ovviamente che l'anima vive dopo la morte nel corpo che la ospita. Un frammento del medico Alcmedie (che visse a Crotone alla fine del VI secolo e fu legato ai circoli Pitagorici) afferma che l'anima è immortale per la sua somiglianza con le cose immortali quali ad esempio la luna, il sole e gli astri. Pitagora riteneva che il corpo fosse la prigione dell'anima e la vita fosse una punizione, inoltre sosteneva che la filosofia fosse l'unica via per liberare l'anima dal corpo (via che esige la sapienza da un lato e dall'altro i riti purificatori che la setta praticava). La dottrina della metempsicosi potrebbe derivare da contatti con l'Oriente e con l' India.