Locke viene
considerato il fondatore dell’empirismo, corrente della filosofia moderna che
si sviluppò tra Seicento e Settecento. L’empirismo è caratterizzato dalla
teoria della ragione come insieme di poteri limitati dell’esperienza, intesa
come: - fonte e origine del processo conoscitivo; - criterio di verità delle
tesi dell’intelletto. Il costante richiamo dell’empirismo all’esperienza
tende ad assumere un atteggiamento limitativo e critico nei confronti delle
possibilità conoscitive dell’uomo, ha quindi un indirizzo anti-metafisico. A
cominciare da Locke scaturisce il concetto di filosofia come analisi del mondo
umano nei suoi vari campi (Illuminismo).
LA
VITA
Locke nasce
in Inghilterra il 29 agosto 1632, studiò all’università di Oxford e nel 1658
fu chiamato a insegnare nella stessa università. Cominciò proprio da allora il
più importante periodo della sua formazione spirituale: caratterizzato da una
forte influenza delle opere di Cartesio e dallo studio di Hobbes. Si dedicò a
studi di medicina, a problemi politici ed economici; partecipò attivamente
anche alla vita politica. Le sue opere principali sono: Epistola sulla
tolleranza (1689), Due trattati sul governo
e Saggio sull’intelletto umano (1690), Pensieri sull’educazione
(1693) e i saggi sulla Ragionevolezza del cristianesimo (1695-97). Si spense a
Essex, vicino a Londra, il 28 ottobre 1704.
RAGIONE
– ESPERIENZE – IDEE – CONOSCENZA
La ragione,
debole e imperfetta, è l’unica guida efficace di cui l’uomo dispone e
l’opera di Locke è diretta a estendere il campo della sua indagine a tutto ciò
che interessa l’uomo, quindi alla morale, alla politica e alla religione. Il
Saggio sull’intelletto umano, una delle sue maggiori opere, nasce proprio da
questo bisogno di affrontare problemi non strettamente filosofici. Con
l’inizio di questo scritto si può dire che è nata la prima indagine critica
della filosofia moderna, la prima indagine diretta a stabilire le effettive
possibilità umane con il riconoscimento dei limiti propri dell’uomo.
Le idee
derivano esclusivamente dall’esperienza, cioè dalla passività dell’uomo di
fonte alla realtà (prima limitazione); si distinguono così due tipi di idee
(semplici): - idee di sensazione, derivano dal senso esterno, dalle cose
naturali (es. il caldo, l’amaro, il duro); - idee di riflessione, derivano dal
senso interno, dallo spirito (es. il ragionamento, il dubbio, la percezione).
Le idee che
derivano dall’esperienza sono idee semplici (= elementi di ogni sapere umano);
le idee complesse sono prodotte dal nostro spirito attraverso l’unione di idee
semplici. Per prima cosa Locke compila un catalogo delle idee semplici derivanti
dalla riflessione e dalla sensazione e per ciò che riguarda le ultime distingue
la sensazione stessa dalla qualità della cosa che la produce in noi. Esistono
tre tipi di qualità: - qualità primarie, sono le immagini dei corpi stessi e
producono in noi le idee semplici di movimento, solidità, estensione, quiete e
numero; - qualità secondarie, sono i colori, i suoni, i sapori, gli odori e non
somigliano per nulla ai corpi; - le forze, cioè le capacità di produrre
alterazioni nelle qualità primarie degli altri corpi.
Lo spirito è passivo nel ricevere le idee semplici, diventa attivo
nell’organizzarle in vario modo. Questa attività da luogo a idee complesse e
idee generali.
Le idee
complesse sono infinite, ma è possibile ricondurle a tre categorie
fondamentali: - modi, sono quelle idee considerate come manifestazione di una
sostanza (es. triangolo, gratitudine); - sostanze, sono le idee considerate
esistenti di per sé (es. uomo, piombo); - relazione, è il confronto di
un’idea con un’altra. La sua analisi è particolarmente importante per ciò
che riguarda l’idea complessa di sostanza: poiché l’uomo non arriva a
immaginare come un’idea semplice possa sussistere di per sé, si abitua a
supporre un substrato che ne sia la base. Ciò vale sia per la sostanza corporea
che per la sostanza spirituale: la prima è il substrato sconosciuto delle
qualità sensibili, la seconda è il substrato sconosciuto delle operazioni
dello spirito.
Le idee
generali sono soltanto segni (= parola utilizzata nei discorsi di cose
particolari) delle cose particolari e non indicano nessuna realtà. Alle idee
generali non corrisponde una realtà generale o universale, ma soltanto un
rapporto di somiglianza tra le cose particolari, che sono le sole esistenti.
Nella formazione delle idee generali si manifesta l’attività dello spirito.
Questa attività si manifesta anche nel riconoscere le relazioni: nascono così
i nomi relativi con cui si indicano le cose che vengono poste in relazione.
Fondamentali sono le relazioni di causa, di effetto, di diversità e d’identità.
L’identità di una persona, cioè il fondamento dell’unità di una persona,
è nella coscienza. Nessun uomo è in
grado di creare un’idea semplice non derivante dall’esperienza o di
distruggerne una di quelle derivanti dall’esperienza: questo è il limite
insuperabile dell’intelletto umano.
-
conoscenza intuitiva, l’accordo o il disaccordo di due idee
viene visto immediatamente senza l’intervento di altre idee. Questa
conoscenza è la più certa che l’uomo possa raggiungere: è quindi fondamento
dell’evidenza di ogni altra conoscenza.
-
conoscenza dimostrativa, l’accordo o il disaccordo tra due idee viene reso
evidente mediante l’uso di prove (= idee intermedie). La conoscenza
dimostrativa consiste in una catena di conoscenze intuitive: la certezza della
dimostrazione si fonda su quella dell’intuizione, ma quando le prove sono
numerose l’errore diventa possibile e perciò la conoscenza dimostrativa è
meno sicura.
-
conoscenza delle cose al di fuori delle idee, esistono tre ordini di realtà:
l’io, Dio e le cose. Conosciamo l’esistenza del nostro io attraverso
l’intuizione: io penso, ragione, dubito e con ciò intuisco la mia esistenza,
senza poter dubitare di essa. Conosciamo l’esistenza di Dio attraverso la
dimostrazione: il nulla non può produrre nulla; se qualcosa c’è vuol dire
che è stato prodotto da qualcos’altro e non potendo risalire all’infinito
dobbiamo ammettere una fonte eterna, onnisciente, onnipotente di ogni
intelligenza. Conosciamo l’esistenza delle cose attraverso la sensazione
attuale: le sensazioni sono prodotte da cause esterne che colpiscono i nostri
sensi; le idee sono prodotte nel nostro spirito senza che noi le possiamo
evitare; molte idee sono prodotte in noi con piacere o dolore, mentre quando
sono soltanto ricordate non sono più accompagnate da piacere o da dolore, il
che vuol dire che solo l’oggetto esterno produce in noi piacere o dolore
quando colpisce i nostri sensi; i sensi collaborano tra loro. Quando l’oggetto
non è più testimoniato dai sensi, la certezza della sua esistenza è
sostituita da una semplice probabilità.
-
conoscenza probabile, si afferma la verità e la falsità di una proposizione.
La
conoscenza certa e quella probabile costituiscono il dominio della ragione.
La fede è
fondata sulla rivelazione si distingue dalla ragione: la ragione rimane tuttavia
il criterio della fede stessa perché solo essa può decidere
sull’attendibilità e sul valore della rivelazione.
LA
POLITICA
Locke
non ci ha lasciato scritti sulla morale, mentre una delle sue maggiori
opere, il Saggio, riguarda il carattere razionale dell’etica: non è possibile
proporre alcuna regola morale di cui non si abbia una ragione e la ragione di
tali regole deve essere di utilità per la conservazione della società e la
felicità pubblica.
LA
RELIGIONE
Il concetto
di tolleranza (Epistola sulla tolleranza) viene riconosciuto come punto
d’incontro dei compiti dello stato e della chiesa. La chiesa è una libera
società di uomini che si riuniscono spontaneamente per onorare Dio al fine
della salvezza dell’anima. Lo stato è una società di uomini costituita per
conservare soltanto i beni civili (es. la vita, la libertà). La salvezza
dell’anima è chiaramente al di fuori dei limiti della sovranità; infatti
dipende dalla fede e la fede stessa non può essere indotta negli animi con la
forza. Locke ritiene che coloro che negano l’esistenza di Dio non possono
essere tolleranti in alcun modo.