IL
METODO CARTESIANO
Cartesio non vuole insegnare, ma descrivere se stesso e
quindi deve parlare in prima persona. L’orientamento, il criterio, il metodo
che Cartesio cerca deve condurre ad una filosofia non puramente teorica, ma
anche pratica, per la quale l’uomo possa rendersi padrone e possessore della
natura. Questa filosofia deve mettere a disposizione degli uomini conoscenze e
strumenti che gli facciano godere senza fatica dei frutti della terra e che
mirino alla conservazione della salute, la quale è il primo bene per l’uomo
in questa vita.
Le regole del metodo sono quattro: - EVIDENZA, (regola
fondamentale) cioè l’intuizione chiara e distinta di tutti gli oggetti del
pensiero e l’esclusione di ogni elemento sul quale il dubbio fosse possibile;
- ANALISI, secondo questa regola un problema viene risolto nelle parti più
semplici da considerarsi separatamente; - SINTESI, secondo questa regola si
passa dalle conoscenze più semplici alle più complesse gradatamente; -
ENUMERAZIONE e REVISIONE, l’enumerazione controlla l’analisi, la revisione e
la sintesi; questa regola offre così il controllo delle precedenti.
Cartesio deve giustificare il metodo stesso e la possibilità
della sua universale applicazione, riportandolo al suo fondamento ultimo, cioè
all’uomo come soggetto pensante o ragionante. Secondo Cartesio è possibile trovare il fondamento di un
metodo dubitando di tutto e considerando almeno provvisoriamente falso tutto ciò
su cui il dubbio è possibile (= dubbio metodico): in questo principio si trova
la giustificazione del metodo.
LE IDEE
L’uomo è un essere pensante che ha idee (= oggetto del
pensiero). Queste idee esistono nello spirito perché fanno parte di noi come
soggetti pensanti, ma non è sicuro che a queste idee corrispondano realtà
effettive fuori di me. Per scoprire se a qualcuna di queste idee corrisponde una
realtà esterna bisogna chiedersi la possibile causa di essa. Le idee per
Cartesio sono: la terra, il cielo, gli astri e tutte le cose percepite dai
sensi. Si dividono in tre categorie: - INNATE, quelle che sembrano essere innate
in me (capacità di pensare, di avere idee); - AVVENTIZIE, quelle che sembrano
estranee o venute dal di fuori (idee delle cose naturali); - FATTIZIE, quelle
formate o trovate da me stesso (idee delle cose inventate).
L’idea di Dio - Dio è una sostanza infinite, eterna,
onnisciente, onnipotente e creatrice. Prove dell’esistenza di Dio: - Prima
Prova, la causa dell’idea di Dio, cioè di una sostanza infinita, non posso
essere io che sono una sostanza finita: questa causa dev’essere una sostanza
infinita, ammessa come esistente. – Seconda Prova, è evidente che non mi sono
creato da me e che non può avermi creato che Dio, perché io sono finito e
imperfetto come è dimostrato dal fatto che dubito, ma se fossi la causa di me
stesso mi sarei dato le perfezioni che concepisco: Dio mi ha creato finito pur
dandomi l’idea d’infinito. – Terza Prova, non è possibile concepire Dio
come essere sovranamente perfetto senza ammettere la sua esistenza, perché
l’esistenza è una delle sue perfezioni necessarie.
IL DUALISMO CARTESIANO
Accanto alla sostanza pesante, che costituisce l’io, si
deve ammettere una sostanza corporea, divisibile in parti, quindi estesa. La
grandezza, la figura, il movimento, la situazione, la durata, il numero (cioè
tutte le determinazioni quantitative) sono certamente quantità reali della
sostanza estesa; ma il colore, il sapore, l’odore, il suono, ecc. non esistono
come tali nella realtà corporea e corrispondo in questa realtà a qualcosa che
noi non conosciamo. Cartesio ha spezzato la realtà in due zone distinte: - la
sostanza pesante, che è intensa, consapevole e libera da un lato; - la sostanza
estesa, che è spaziale, inconsapevole e meccanicamente determinata dall’altro
(=dualismo cartesiano). Teoria della ghiandola pineale: utilizzata per
spiegare il rapporto scambievole tra le due sostanze; essa è concepita come la
sola parte del cervello che, non essendo doppia, può unificare le sensazioni
che vengono dagli organi di senso, che sono tutti doppi.
IL MONDO FISICO E LA GEOMETRIA
La fisica cartesiana, sulla rigorosa separazione tra res
cogitans e res extensa, poté attuare finalmente la radicale eliminazione dei
residui finalistici, antropomorfici, animistici, magici e astrologici che ancora
infestavano la fisica agli inizi del ‘600. Nel momento in cui la scienza
fisica assume una struttura matematica, la necessità oggettiva si traduce
inevitabilmente in una società logico-matematica, che ha il suo fondamento
nelle leggi del pensiero; assunta, infatti, un’ipotesi, l’andamento di un
fenomeno può essere dedotto matematicamente da quella. Cartesio di fatto
procede non di rado guidato dalla convinzione di poter cavare dalla propria
testa le leggi che governano il mondo. D’altronde, non le sole leggi, ma
l’esistenza stessa del res extensa trova fondamento per Cartesio
nell’evidenza della nostra idea dello spazio.
Due sono le leggi che dominano l’universo fisico
cartesiano: il principio d’inerzia e il principio della conservazione della
quantità di moto. Secondo Cartesio è pensabile che frammenti di spazio si
muovano rispetto ad altri frammenti di spazio, sebbene non si comprenda come il
moto possa essere rilevato, se lo spazio è uniforme. Tuttavia l’aspetto meno
convincente della teoria si coglie nel fatto che quel moto, poco chiaro proprio
a causa dell’assoluta uniformità del tutto, divenga stranamente esso stesso
origine delle disomogeneità presenti nella res extensa, che è alla nostra
percezione si manifesta come entità solide, o liquide, o aeriformi, o infine in
quella forma che interpretiamo come spazio vuoto. Ovviamente Cartesio, avendo
ripudiato ogni tipo di forza, non può fare appello ad una coesione attiva della
parti di un corpo per spiegare la sua solidità. La materia sottile (o etere),
che riempie tutto ciò che è impropriamente chiamato vuoto, è costituita
invece di corpuscoli, cioè frammenti minutissimi di estensione, privi di ogni
coerenza perché soggetti ciascuno a duna differente condizione inerziale.
Sebbene il moto inerziale sia rettilineo, di fatto l’assenza del vuoto finisce
inevitabilmente con il produrre il chiudersi del moto in un circolo. Il che
porta a costituirsi un insieme complesso di vortici fondamentali nella fisica
cartesiana. Da un vortice è avvolta la terra, come pure ciascun corpo celeste.
Ma i vortici che avvolgono la terra e i singoli pianeti ruotano a loro volta
entro un più ampio vortice da cui è avvolto il Sole. La teoria dei vortici
ebbe un merito fondamentale: prima di Newton, unificava terra e cielo,
riconducendo ad una medesima causa la caduta dei gravi e il moto orbitale dei
pianeti. Per Cartesio un essere vivente è solo una macchina, un
automa, funzionante anch’esso in virtù dell’inerzia e della conservazione
della quantità di moto. Lo stesso corpo dell’uomo è una macchina di cui la
res cogitans si serve come di un proprio strumento; e, sebbene Cartesio si
affanni a dichiarare che tra anima e corpo esiste un’intima connessione,
talora si ha l’impressione che il legame sia di una natura tale che con la
morte l’anima debba abbandonare il corpo, non più funzionante.
LA MORALE E LO STUDIO DELLE PASSIONI
Cartesio aveva stabilito tre regole di morale provvisoria,
destinate ad evitare che egli rimanesse irresoluto nelle sue azioni mentre la
ragione lo obbligava ad esserlo nei suoi giudizi:
- La prima regola provvisoria era d’obbedire alle leggi e
ai costumi del paese, conservando la religione tradizionale e regolandosi in
tutto secondo le opinioni più moderate e più lontane dagli eccessi. In realtà
Cartesio distingueva due uomini diversi: uno nel campo della vita pratica,
l’altro nella contemplazione della verità. Nel primo, la volontà ha
l’obbligo di decidersi senza attendere l’evidenza; nel secondo, ha
l’obbligo di non decidere finché l’evidenza non è stata raggiunta. Essa in
certi limiti ha un valore permanente definitivo.
- La seconda regola era d’essere il più fermo e risoluto
possibile nell’azione e di seguire con costanza anche l’opinione più
dubbiosa, una volta che fosse stata accettata. Anche in questa regola si doveva
agire in mancanza di elementi sicuri e definitivi.
- La terza regola consisteva nel cercare di vincere
piuttosto sé stessi che la fortuna e di cambiare i propri pensieri più che
l’ordine del mondo. Cartesio ritenne costantemente che nulla è interamente in
nostro potere tranne i nostri pensieri, che dipendono solo dal nostro libero
arbitrio; e ripose il metodo e la dignità dell’uomo nell’uso che sa fare
delle sue facoltà , uso che lo rende simile a Dio (caposaldo fondamentale della
morale di Cartesio). Essa esige che l’uomo si lasci condurre unicamente dalla
propria ragione e delinea l’ideale stesso della morale cartesiana, cioè la
saggezza. Il solo mezzo per raggiungere il bene supremo (= felicità della vita)
è la salute.
Cartesio distingue nell’anima azioni e affezioni: le
azioni dipendono dalla volontà, le affezioni sono involontarie e sono
costituite da percezioni, sentimenti o emozioni causate nell’anima dagli
spiriti vitali, cioè dalle forze meccaniche che agiscono nel corpo.
Evidentemente, la forza dell’anima consiste nel vincere le emozioni e
arrestare i movimenti del corpo che le accompagnano, mentre la sua debolezza
consiste nel lasciarsi dominare dalle emozioni, le quali essendo spesso
contrarie tra loro, sollecitano l’anima di qua e di la, portandola a
combattere contro sé stessa e riducendola nello stato più depravato. La
tristezza e la gioia sono le emozioni fondamentali. Dalla prima l’anima è
avvertita delle cose che nuocciono al corpo e così prova l’odio verso ciò
che le causa tristezza e il desiderio di liberarsene. Dalla gioia invece
l’anima è avvertita delle cose utili al corpo e così prova amore verso di
esse e il desiderio di acquistarle o di conservarle. L’uomo deve lasciarsi
guidare, per quanto è possibile, non da esse, ma dall’esperienza e dalla
ragione, e solo così potrà distinguere nel loro giusto valore il bene e il
male ed evitare gli eccessi. In questo dominio sulle emozioni consiste la
saggezza; e la saggezza si ottiene
estendendo il dominio del pensiero chiaro e distinto e separando, per quanto è
possibile, questo dominio dei movimenti del sangue e degli spiriti vitali dai
quali dipendono le emozioni e con i quali abitualmente è congiunto.