Anassimene di Mileto, più giovane di Anassimandro e forse suo discepolo, fiorì verso il 546/545 a.C. e morì verso il 528/525 aC. Come Talete gli riconosce come principio una materia determinata che è l’aria; ma a tale materia attribuisce i caratteri del pensiero di Anassimandro: l’infinità e il movimento incessante. 

Egli vedeva nell’aria anche la forza che anima il mondo: "Come l’anima nostra, che è aria, ci sostiene, così il soffio e l’aria circolano nel mondo intero". Il mondo è come un animale gigantesco che respira e il respiro è la sua vita e la sua anima. Dall’aria nascono tutte le cose che sono, che furono e che saranno, e anche gli dei e le cose divine. L’aria è il principio del movimento e di ogni mutamento. Anassimene ci dice anche il modo in cui l’aria determina la trasformazione delle cose: questo è il doppio processo della rarefazione e della condensazione. Rarefacendosi , l’aria diventa fuoco; condensandosi diventa vento , poi nuvola e condensandosi ancora, acqua, terra e quindi pietra. Anche il caldo e il freddo sono davanti allo stesso processo: la condensazione produce il freddo, la rarefazione il calore. 

Come Anassimandro,Anassimene ammette il divenire ciclico del mondo, quindi il suo periodico dissolversi nel principio originario e il suo periodico rigenerarsi da esso. La posizione di Anassimene fu difesa da Ippone e Diogene da Palonia.